venerdì 7 settembre 2018

Talk Show


90% acqua


L'infelice uscita di Di Maio sull'acqua ("L'uomo è costituito per oltre il 90% da essa") è smentita non solo dalla scienza, ma anche da alcuni casi interni della sua stessa coalizione


mercoledì 5 settembre 2018

Curriculum via mail


La soluzione al problema "aziende che non rispondono mai alle mail quando inviate loro i CV"


lunedì 3 settembre 2018

Quelli/e che parlano lentissimo


Vincino

Difficile spiegare a parole, o anche a disegni, chi fosse per me Vincino. Nel 2011, quando lanciò insieme a Vauro il revival del settimanale satirico Il Male, mi chiamó in redazione credendo in me a scatola quasi chiusa, e trasmettendomi la passione per la satira a fumetti. "Noi abbiamo un compito, raccontare il mondo a disegni", diceva sempre. Io inizialmente faticai là dentro, ero un ragazzetto catapultato in un contesto di autori storici, navigati, e talvolta anche irraggiungibili. Ma lui ebbe pazienza con me e cominciò a pubblicare le mie prime cose, praticamente oscene. Chiudemmo che avevo appena cominciato a carburare. Ma rimase un'amicizia, e per quanto mi riguarda un'ammirazione sconfinata, forse per il più grande vignettista satirico degli ultimi decenni. La satira era la sua vita: un'enciclopedia storico/politica ambulante, mai bollito, sempre dinamico, sempre curioso di inseguire e capire i tempi che intanto cambiavano alla velocità della luce, sempre in controtendenza, sempre pieno di idee, proposte irrealizzabili, cazzeggi. Certo, aveva anche qualche lato negativo, ma non si potevano non apprezzare le nevrosi e stramberie di un personaggio di tale caratura, furioso un secondo prima e ultra paternale e affettuoso quello dopo. "Le sue cose non fanno ridere", dicono alcuni. "Sticazzi, sono stupende", dico io. Scherzavamo ogni tanto sul fatto che lui fosse il mio maestro (ma non voleva essere chiamato così, o almeno non sempre, e mi mandava a fare in culo) e io il suo unico allievo. A riguardo, di sicuro mi ha dato e ho preso tantissimo, e non smetterò mai di volergli bene. Ci sarebbe da scrivere un romanzo a riguardo, e mille aneddoti. Ma ok così, a lui non piacevano i testi troppo lunghi sui suoi giornali. Ciao Vincino.